Sentieri selvaggi. “Nel cuore del Molise” sulle orme degli antichi pastori

Sentieri selvaggi è il titolo di un famoso film di John Ford che mi è venuto in mente per definire i percorsi del trekking in Molise al quale ho partecipato dal 14 al 20 luglio 2019, un territorio un connubio di ambiente naturale di alto pregio, varietà di paesaggi, piccoli borghi, antiche civiltà, qualità umane.

Il trekking è benissimo guidato da Antonio Meccanici, guida ambientale escursionistica, giovane ideatore e “anima” di Molisetrekking.com, una giovane realtà che con tenacia, competenza e amore per il proprio territorio crea occasioni di sviluppo e di futuro in una regione, la più piccola d’Italia dopo la Valle d’Aosta, che soffre per un forte fenomeno di spopolamento e di emigrazione (secondo i dati ISTAT nel solo 2018 ha perso circa 2800 abitanti su un totale di poco più di 300.000). Ho apprezzato molto il fatto che JONAS scelga di collaborare con queste realtà locali che meritano tutto il sostegno dei viaggiatori consapevoli.

 

Il percorso si sviluppa negli ambienti della Montagnola Molisana, complesso montuoso sub-appeninico, e lungo il percorso praticabile e riconoscibile del Regio Tratturo Castel di Sangro – Lucera.

Si è trattato di un’esperienza wilderness sorprendente, immersi nella natura, immersi letteralmente perché il cammino è spesso su tracce comuni a uomini e animali, dunque non sentieri “gestiti” dall’intervento umano, ma dove talvolta si combatte con  una rigogliosa – e a tratti spinosa – vegetazione, e dove per millenni uomini e animali hanno camminato insieme lungo le vie della transumanza orizzontale da e verso il Tavoliere delle Puglie, sul Regio Tratturo Castel di Sangro – Lucera. La transumanza, importantissima per secoli tanto da definire la geografia e il paesaggio della regione, è ancora praticata da una famiglia di allevatori che, nella stagione idonea, sposta una mandria di circa 400 capi bovini proprio sui percorsi del Regio Tratturo per raggiungere i pascoli molisani. La pratica della transumanza è candidata al riconoscimento UNESCO come patrimonio immateriale dell’umanità  e negli ultimi anni vi  hanno partecipato anche i giornalisti del New York Times.

Nell’ambiente incontaminato della Montagnola Molisana capita che in una intera giornata di cammino si  incontrino non più di cinque/sette persone; che si attraversi la strada provinciale per Isernia che si snoda  nella foresta senza ombra di traffico.

Eppure il Molise, regione che si sta spopolando in misura preoccupante, avrebbe ottime possibilità di sviluppo nell’ambito del turismo sostenibile, potendo contare su un insieme di risorse quali un ambiente naturale incontaminato e di raro fascino in tutte le stagioni, ricettività ad albergo diffuso in piccoli borghi, castelli, rocche, testimonianze della civiltà sannitica, tradizioni artistico-artigianali di eccellenza (acciaio traforato a Campobasso e Frosolone) una genuina gastronomia e, non ultimo, l’ambiente familiare e la cordialità spontanea dei residenti.

In Molise si contano ben otto microclimi e paesaggi naturali molto diversi, tanto che il nostro cammino, in pochi metri,  quasi spalancando una magica porta, passa dal nudo pascolo, tuttora frequentato da greggi e mandrie in libertà, alla dolina carsica, alla foresta di faggi dove, in mezzo a faggi monumentali, il calcare si frammenta e si arrotonda in forme curiose, completamente ricoperto dal più morbido, spesso, smagliante tappeto di muschio che sia dato vedere, talvolta misto a folte “capigliature” di edera (la faggeta della Grisciata, vero bosco incantato).

Lungo le formazioni formazioni rocciose della Morgia Quadra e i canyon della Montagnola Molisana sono numerose le vie di arrampicata segnate, talvolta su formazioni molto curiose come  il Teschio del Gigante nascosto in mezzo alla faggeta.

Naturalmente un ambiente così incontaminato produce materie prime di altissima qualità le quali, trasformate, danno origine ad una gastronomia di pari qualità. Sapori genuini, armoniosamente intensi negli ottimi formaggi (caciocavallo, scamorza, ricotte fresche e stagionate), nei salumi (prosciutti, coppa, salsiccia con e senza finocchietto selvatico), nei piatti della cucina tradizionale: ciambotta (verdure in umido con la salsiccia), taccozze (sagne) con i fagioli locali, pallotte cacio e ova fino al delicato liquore Trignolino fatto con le bacche del prugnolo selvatico (prunus spinosa).

Buon cammino e un caldo invito: provate a camminare (comunque a viaggiare) in Molise, un’emozione e una scoperta.

22 luglio 2019

Liliana Cerutti


0 Comments

Leave a comment

Sali su